ODONTOIATRIA CLINICA

Sito a cura dei Dottori
Umberto Molini e Alessandro Fedi

hanno collaborato i Dottori
Marco Rossi e Enzo Rossi

Piorrea e Gengivite

E' quasi sempre una gengivite trascurata, causata dalla placca batterica mal rimossa, all'origine delle gravi forme di piorrea. Magari ci vorranno degli anni, si dovranno accumulare gli effetti nel tempo, ma prima o poi, continuando a trascurare l'igiene orale e non sottoponendosi alle necessarie cure specialistiche, i batteri della placca avranno il sopravvento.

 La predisposizione genetica a sviluppare questa grave malattia che nei suoi stadi avanzati è causa della caduta dei denti per distruzione dell'osso che li sostiene, sicuramente gioca un ruolo importante, ma da sola non provoca la malattia senza il ruolo determinante della placca batterica.
Da questa evidenza scientifica deve partire la battaglia per la sua prevenzione, che va rivolta contro la placca batterica che naturalmente tende a depositarsi lungo il colletto dei denti: zona di passaggio tra corona e radice, protetta e "sigillata" dalla gengiva.


I batteri della placca producono tossine che vengono ad intaccare il sigillo (in termini scientifici si chiama epitelio giunzionale), e una volta penetrati in profondità, adagiati sul fondo di tasche gengivali e al sicuro dall'azione dello spazzolino e del filo interdentale, esercitano tutto il loro potenziale dannoso sui tessuti circostanti.


Quando le gengive si distaccano dalla radice del dente e la placca batterica si annida in profondità, non è più eliminabile neppure con diligenti manovre quotidiane di spazzolamento. A questo punto il danno è conclamato e spesso evidente anche al paziente e non più reversibile senza l'intervento del dentista. Oramai c''è un'impossibilità tecnica a detergere il fondo delle tasche dove la placca si trasforma in tartaro, irruvidendo le superfici radicolari, e dove germi particolarmenti aggressivi nei confronti dei tessuti circostanti, gli anaerobi, cosiddetti perché sopravvivono in un ambiente in cui manca l'ossigeno, vivono e si riproducono in grande quantità.


Il paziente entrato in questo stadio non deve comunque perdere le speranze di vincere la sua battaglia contro la progressione verso l'esito fatale della malattia: la caduta dei denti. I progressi fatti nel campo della diagnosi e della cura della parodontite cronica, nome scientifico con cui viene indicata la piorrea, permettono il successo anche nei casi più compromessi. Ci si deve solo rivolgere al parodontologo, un dentista il cui ambito d'esperienza è la cura del parodonto, termine che indica i tessuti che circondano i denti e che gli danno sostegno. Può darsi che egli in via preliminare reputi necessario eseguire specifici test su un campione di placca batterica prelevato dal fondo delle tasche parodontali, per rilevare il tipo di batteri in causa, e poi di sottoporre il paziente a diverse sedute di terapia causale e, se il caso, a qualche piccolo intervento chirurgico sulle gengive associato a terapia antibiotica mirata, per eliminare le tasche parodontali residue. Ma alla fine, con l'aiuto determinante del paziente stesso, reso istruito sulle corrette manovre d'igiene orale domiciliare, riuscirà a ridurre la profondità delle tasche parodontali, fino a ricostituire un normale solco gengivale e ad arrestare così la progressione della malattia.


La piorrea insomma è curabile, anche nelle forme più avanzate, quasi nel 100% dei casi, purché s'intervenga prima che diventi "espulsiva" e che si porti via per sempre il nostro sorriso.

 

 

Gengivite

 

Gengivite è un termine usato per indicare l'infiammazione delle gengive che inizia intorno al colletto del dente e causa emorragie, un'affezione che se non curata può provocare danni permanenti alle gengive e caduta dei denti.
I sintomi più frequenti della gengivite acuta sono sensibilità spiccata, sanguinamento delle gengive e dolore all'atto della masticazione, mentre il segno più diffuso sia delle forme acute che croniche di infiammazione delle gengive è un arrossamento del margine della gengiva. La presenza di questi segni e sintomi, evidenzia la formazione di "tasche parodontali", che sono delle aree di raccolta dei batteri responsabili di questa malattia, i quali trovano un habitat ideale in quelle zone profonde della gengiva in cui l'abbondanza di residui di cibo e la scarsa presenza di ossigeno permettono loro di sopravvivere e di riprodursi in grande quantità.

Se non si inizia tempestivamente una cura, nelle tasche gengivali si può formare del pus, che farà evolvere la gengivite in parodontopatia cronica, uno stadio della malattia parodontale in cui i denti, avendo perso definitivamente il loro sostegno, cominciano a muoversi spontaneamente.

Qual'è la causa?
La mancanza di igiene accurata dei denti è una dell
e cause della gengivite: i residui di cibo si fermano tra i denti o tra i denti e le gengive, permettendo ai batteri presenti nella bocca di iniziare la loro azione infettiva sulle gengive stesse. Le gengive appaiono arrossate, a volte gonfie e dolenti, e sanguinano facilmente al contatto dello spazzolino da denti e del filo interdentale. Le altre cause potenziali della gengivite sono il tartaro che si deposita sui denti, la presenza di carie dentaria e le protesi incongrue che irritano le gengive. Se è lo stato di salute generale a contribuire a causare la gengivite, è indispensabile una visita medica.

Come si cura?
La terapia della gengivite consiste nell'eliminazione della placca batterica, decontaminando le gengive  e decongestionandole. Ciò provocherà il ripristino delle normali condizioni circolatorie con il ritorno ad un colore e una consistenza fisiologici. L'igiene accurata, sia professionale che domiciliare, farà si che in breve tempo le gengive non appariranno più gonfie, rosse e sanguinanti.


Una dieta ben equilibrata, scarsa di cibi zuccherini e ricca di vitamine è un buon coadiuvante nella cura dei disturbi delle gengive.

È importante sottolineare, infine, che, mentre per la gengivite la soluzione terapeutica è relativamente semplice e poco impegnativa, in breve tempo si puo' far regredire il gonfiore, il sanguinamento e il dolore, quando la malattia evolve verso la parodontite cronica, il piano di trattamento diventa più complesso e richiede più disponibilità e attenzione da parte del paziente. La compromissione infiammatoria, oltre che delle gengive, del parodonto profondo, se trascurata, può, con il passare del tempo, progredire fino a compromettere la stabilità dei denti.

 

Gengivite Espulsiva

 

Prima della scoperta della placca batterica come fattore determinante il processo distruttivo dei tessuti di sostegno dei denti e delle conseguenti pratiche preventive e curative messe in atto nei paesi più sviluppati, una grave malattia odontoiatrica, conosciuta  come "piorrea" o "gengivite espulsiva", interessava la maggior parte della popolazione. Il suo apparire con gonfiore, dolore, arrossamento delle gengive e sanguinamento,  fino alla fuoriuscita, nelle forme più gravi ed avanzate, di pus (da cui il nome di piorrea che deriva dal greco e significa, per l'appunto, "scolo di pus"), preconizzava sempre una evento drammatico: la perdita dei denti e con essi, dato che spesso interessava individui giovani, della capacità di seduzione. Una profonda e irrimediabile ferita all'avvenenza fisica di chi ne veniva colpito.

 

La sostituzione progressiva dei denti naturali con elementi protesici inseriti in apparecchi rimovibili con scheletro metallico (scheletrati o protesi scheletrate) o, per i meno abbienti, su basi in resina (protesi rimovibili in resina), era il naturale percorso della malattia. Mobilità dentale, dolori alla masticazione, ascessi parodontali accompagnavano l'approdo verso l'edentulia (perdita dei denti).  Spesso l'individuo affetto invocava la dentiera come soluzione definitiva, perché avrebbe posto fine alle ricorrenti sofferenze fisiche ed economiche. Tanti dentisti in un recente passato si sono sentiti rivolgere dai pazienti colpiti da piorrea la seguente accorata richiesta: "dottore mi tolga tutti i denti e mi metta la dentiera".

 

Questo accadeva quando la perdita dei denti era socialmente accettata perché rappresentava un "male comune". Tempi in cui la maggior parte della popolazione di una certa età, neppure particolarmente avanzata, era portatrice di protesi mobili più o meno estese fino alla dentiera completa. Le attuali norme sociali, modificatesi in seguito ai progressi della medicina odontoiatrica che permettono la prevenzione e, comunque, la guarigione della gengivite espulsiva, non tollerano più il portatore di dentiera. Acclarato ormai che il fattore responsabile della perdita dei denti per "gengivite espulsiva" è la placca batterica infiltratasi tra denti e gengive, e che tale fattore può essere eliminato da corrette manovre d'igiene orale, o comunque da specifici interventi professionali, il portatore di dentiera può essere percepito come un trascurato o retrogado, nei casi migliori come un disinformato. Si consideri anche il fatto che un ciclo di cure parodontali, necessario per arrestare la progressione della malattia costa meno di una dentiera completa.


Oggi la gengivite espulsiva,  più correttamente definita parodontite cronica, definizione che mette in rilievo la condizione d'infiammazione dei tessuti di sostegno dei denti fino alla loro distruzione con allentamento e caduta, è un affezione che curata in tempo regredisce fino alla guarigione completa. Persino negli stadi più avanzati è possibile arrestarne l'evoluzione verso l'espulsione dei denti. Non curata, invece, è una malattia cronica e progressiva, che può portare alla loro perdita, spesso totale e in breve tempo dall'apparire dei sintomi più eclatanti.


La specifica  branca dell'odontoiatria che comprende nel suo campo d'interesse lo studio delle cause, della prevenzione e dei rimedi per la parodontite cronica è la  parodontologia. Il professionista che si occupa della sua diagnosi e terapia è il parodontologo. Il nome scientifico che indica l'insieme dei tessuti affetti da questa grave malattia è parodonto: un importante apparato, la cui funzione è sostenere il dente  e ammortizzare le pressioni esercitate su di esso, composto da gengive, ossa alveolari, cemento radicolare e legamenti che collegano l'alveolo osseo al dente.

 

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