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Sito a cura dei Dottori Umberto Molini e Alessandro Fedi hanno collaborato i Dottori Marco Rossi e Enzo Rossi |
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La prevenzione della carie dentaria e delle parodontopatie, cause principali di perdita dei denti, é il primo obiettivo della informazione sanitaria in odontoiatria. Conoscere ciò che le causa é necessario per difendersi con successo! Troveremo in questa pagina una descrizione della placca batterica e dei batteri che vi albergano producendo tossine e acidi capaci di danneggiare i denti e i loro tessuti di sostegno. Cos'è la placca batterica? E' un'aggregato molle e appiccicoso di colore bianco-giallastro che si fissa saldamente ai denti, formato da residui di cibo colonizzati da batteri che sopravvivono e si riproducono al suo interno cibandosi degli zuccheri in esso contenuti. Come fa a provocare la carie dentaria? Gli acidi che i batteri eliminano come prodotto finale del metabolismo degli zuccheri causano la demineralizzazione dello smalto: condizione iniziale per la formazione di cavità all'interno del dente. Perpetrato l'attacco acido alla parte minerale del dente, gli enzimi prodotti dai batteri provocano la distruzione delle proteine che compongono la parte organica. Le tossine, anche loro prodotti del metabolismo batterico della placca dentale, sono invece la causa primaria delle gengiviti e delle parodontopatie.
I principali
batteri responsabili dell'adesività e dell'acidità della placca batterica, e perciò,
in ultima istanza, della carie dentaria, sono lo Streptococco mutans e il
Lattobacillo acidofilo.
Il tartaro ed i suoi effetti dannosi sulle gengive sono conosciuti da secoli, ma ancora oggi è purtroppo il peggiore nemico della salute orale. Incredibilmente si riscontra ancora in alcune persone un timore diffuso all'acconsentire alla sua rimozione da parte degli operatori professionali. E quanti riconoscono nel tartaro una condizione predisponente all'alitosi, causa di disagio sociale?
Ma cos'è il tartaro? Il tartaro può essere definito come un insieme di depositi
minerali fortemente adesi ai denti e colonizzati da batteri. Si possono distinguere due tipi di depositi, quelli che si trovano sulla superficie
esterna dei denti e quelli che albergano all'interno della gengiva e delle tasche parodontali. Ogni quanto ci si deve sottoporre a detartrasi? Nonostante una buona diligenza nelle manovre d'igiene domiciliare esistono vari fattori che obbligano a sottoporsi a regolari sedute di detartrasi la cui periodicità sarà prescritta e adeguata dal curante individualmente. Una disposizione dei denti ordinata facilita l'igiene permettendo l'accesso allo spazzolino sulla maggior parte delle loro superfici mentre l'affollamento costituisce un evidente ostacolo alla detersione: se non si vuole correggere questo difetto occorre aumentare la frequenza delle sedute di detartrasi. In casi di parodontopatia avanzata, per il minor potenziale di resistenza dei tessuti di sostegno dei denti e del manicotto gengivale che li circonda, s'impone un maggior controllo con frequenza di pulizia professionale in studio anche mensile. La maggior velocità di deposizione sarà un altro fattore che consiglierà una maggiore assiduità. Chi è abilitato a rimuovere il tartaro? Il tartaro può essere rimosso solamente dagli operatori professionali dentali, Odontoiatri e Igienisti dentali diplomati, con apparecchi ad ultrasuoni o manualmente. L'intervento prende il nome di ablazione del tartaro o detartrasi. L'una o l'altra procedura possono essere eseguite sulla base di una preferenza dei pazienti, ma in linea di massima gli ultrasuoni sono così efficaci nello sgretolamento dei depositi molto voluminosi o nel distacco di quelli particolarmente duri e adesi da risultare una procedura talora irrinunciabile. Un loro uso accorto e rigorosamente professionale permette di considerarli del tutto innocui per la struttura del dente. La maggiore sensibilità trasmessa dallo strumento manuale alle dita dell'operatore fa sì che in siti particolarmente delicati sia questa la tecnica più indicata. Perché i denti sono più sensibili e talora più mobili dopo la rimozione del tartaro? Il tartaro costituisce, come abbiamo visto, il più importante fattore di distruzione dell'osso di sostegno dei denti, e quando non viene rimosso regolarmente continua a progredire nella sua deposizione denudando le radici, che non posseggono una struttura atta alla protezione verso gli stimoli termici che agiscono nell'ambiente orale. La conseguente riduzione della stabilità dei denti e la loro maggiore sensibilità al freddo e al caldo vengono paradossalmente mascherate dall'isolamento termico e dall' "abbraccio" meccanico determinato dal blocco minerale. Ovviamente la sua rimozione evidenzierà in pieno questa condizione sorprendendo talora i pazienti poco informati con l'esplosione della sintomatologia. Come si pone rimedio alla mobilità e alla sensibilità post-ablativa? Il rimedio più semplice per la mobilità dei denti con ridotto supporto osseo consiste nella loro solidarizzazione (splintaggio). Può essere attuata facilmente con tecniche adesive non invasive ed estetiche, con fibre di vetro inglobate in una matrice di resina. L'aumento di sensibilità al caldo e al freddo provocato dall'esposizione delle radici spesso cessa spontaneamente dopo poche settimane. Nei casi più resistenti ci avvaliamo di prodotti specifici sotto forma di gel o dentifrici.
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